Il viaggio perfetto non esiste
Il viaggio che immaginiamo e quello che facciamo
Quando pianifichiamo uno spostamento, di solito lo immaginiamo nella sua versione migliore: la strada libera, il treno in orario, l'ombrello rimasto inutilizzato, il tempo sufficiente per arrivare con calma. È il viaggio "sulla carta", lineare e pulito, e ha un grande vantaggio: ci permette di organizzare la giornata senza troppa fatica.
Il viaggio reale è un'altra cosa. È una coda poco prima della dogana, un acquazzone improvviso sul lungolago, una telefonata che allunga la riunione di venti minuti, una valigia in più che nei piani non c'era. Nessuna di queste situazioni è eccezionale. Eppure, messe insieme, sono la regola più che l'eccezione.
Per chi lavora ogni giorno in strada, in una regione di confine, tra lago e montagna, con pendolari, turisti e voli da prendere, questa distanza tra programma e realtà non è un'osservazione teorica: è il paesaggio quotidiano del mestiere.
... Era una mattina di febbraio. Avevo un transfer per Malpensa con partenza alle 5:30 da un hotel del centro: una signora con un volo alle 9:10, due valigie grandi e poca voglia di rischiare. Le previsioni parlavano di "qualche fiocco in quota", niente di preoccupante. Eppure, la sera prima, confermando l'orario, le avevo proposto di anticipare la partenza di venti minuti. Non per un presentimento, ma esperienza vissuta: a febbraio, tra lago e montagna, ho imparato che il tempo cambia più in fretta delle previsioni, e che venti minuti costano poco.
Alle 5:10 ero davanti all'hotel e l'aria aveva quell'odore secco e quieto che precede la neve. Siamo partiti con la strada appena umida, ma qualche chilometro dopo sono arrivati i primi fiocchi, poi, nel giro di pochi minuti, una nevicata fitta aveva già cancellato le linee della carreggiata...
Ho fatto quello che si fa in questi casi e che spesso passa inosservato: velocità più bassa, distanza di sicurezza raddoppiata, frenate dolci, senza nessun sorpasso inutile. Ho smesso di fare conversazione, perché la strada chiedeva la mia attenzione, e le dissi una cosa sola: "Ci metteremo un po' di più, ma abbiamo il margine. La tengo aggiornata." E l'ho fatto, con una frase benevola e rassicurante ogni tanto.
Non è stato un viaggio perfetto: abbiamo accumulato circa venticinque minuti di ritardo, tra rallentamenti, colonne e tratti di strada insidiosi. Siamo arrivati al terminal con un'ora e mezza di anticipo sul volo, invece delle due previste, ma comunque in tempo. La signora ha preso le valigie e sorridendomi mi disse: "...Non ho nemmeno avuto il tempo di preoccuparmi..." Non avevo fatto nulla di eroico. Avevo solo lasciato spazio, e tempo al temo la sera prima, a qualcosa che ancora non c'era.
Roberto Cardello
Imprevisto o problema: dove passa il confine
Un imprevisto è un evento che modifica il piano senza metterlo in discussione. Un problema nasce quando quello stesso evento trova un piano senza alcuno spazio per assorbirlo.
Un acquazzone, in sé, è un imprevisto: rallenta il traffico, obbliga a camminare più in fretta fino all'ingresso. Diventa un problema se avevamo un solo treno possibile, se l'appuntamento successivo era fissato al minuto, se nessuna coincidenza ammetteva un ritardo. La pioggia è la stessa; cambia il margine.
| Situazione | Imprevisto gestibile | Quando diventa un problema |
|---|---|---|
| Pioggia improvvisa | Qualche minuto in più per raggiungere l'ingresso | Quando non c'è alcun margine prima dell'appuntamento |
| Ritardo di un volo o di un treno | Un'attesa più lunga del previsto | Quando il resto della giornata dipendeva da quell'orario preciso |
| Bagagli in più | Un po' di spazio da riorganizzare | Quando il mezzo scelto non può contenerli |
| Appuntamento che slitta | Una pausa inattesa | Quando tutto ciò che segue era incastrato senza respiro |
In altre parole: l'imprevisto è un fatto, il problema è una relazione tra quel fatto e il modo in cui abbiamo organizzato tutto il resto.
L'imprevisto è un fatto. Il problema è ciò che succede quando non avevamo lasciato spazio per accoglierlo.

Perché tendiamo a sottovalutare i tempi
La psicologia cognitiva ha un nome per questa abitudine: "fallacia della pianificazione" (planning fallacy), descritta alla fine degli anni Settanta da Daniel Kahneman e Amos Tversky. In sintesi, tendiamo a stimare i tempi di un'attività partendo dallo scenario più favorevole, anche quando abbiamo esperienza diretta di quante volte, in passato, le cose sono andate più lente del previsto.
Non è ingenuità: è un modo di ragionare. Quando immaginiamo un tragitto, lo percorriamo con la mente nella sua versione senza ostacoli, perché è quella più semplice da visualizzare. Gli ostacoli, invece, sono tanti, diversi e difficili da prevedere uno per uno, e per questo finiamo per ignorarli tutti insieme.
La soluzione, quindi, non è tentare di prevedere ogni imprevisto, che sarebbe impossibile, ma accettare in anticipo che qualcuno ce ne sarà.
Quattro situazioni che conosciamo tutti
Gli imprevisti più frequenti sono anche i più ordinari. Conoscerli aiuta a non farsi sorprendere, anche solo dalla loro familiarità. Le previsioni aggiornate di MeteoSvizzera, ad esempio, sono un primo strumento semplice per capire se la giornata richiederà più tempo del solito.
La pioggia
Rallenta il traffico, complica le soste e allunga i tragitti a piedi. Aiuta: prevedere un tratto "coperto" tra un luogo e l'altro.
Il ritardo
Un volo o un treno in ritardo sposta tutto ciò che viene dopo. Aiuta: sapere in anticipo cosa si può spostare e cosa no.
I bagagli in più
Un acquisto, un regalo, una persona che si aggiunge. Aiuta: scegliere il mezzo in base al carico possibile, non a quello previsto.
L'appuntamento che slitta
Una riunione che si allunga cambia l'orario di partenza. Aiuta: poter riprogrammare lo spostamento senza ricominciare da capo.
Il margine come forma di attenzione
Lasciare margine non significa essere pessimisti, né partire sempre con ore di anticipo. Significa decidere prima, con calma, quanto spazio concedere all'imprevisto, invece di decidere dopo, sotto pressione. La differenza conta: le scelte fatte quando il problema è già arrivato tendono a essere più frettolose, e quindi più costose in tempo, in energia, a volte in denaro.
Dove la puntualità è un valore diffuso e i trasporti pubblici sono in genere precisi, è facile abituarsi a dare per scontata l'esattezza, e quindi a vivere ogni scarto come un fastidio più grande di quello che è. Un po' di margine, in questo senso, è anche un modo di essere più sereni.
Una regola semplice: dividere il viaggio in tratte, stimare ciascuna in modo realistico (non ottimistico) e aggiungere un margine proporzionale all'importanza dell'orario di arrivo. Più l'appuntamento è fisso (un volo, una riunione, una cerimonia), più il margine dovrebbe essere ampio.
Anche alcune abitudini concrete aiutano a ridurre il peso dell'imprevisto:
- Controllare previsioni meteo e situazione del traffico prima di partire
- Stabilire in anticipo l'orario oltre il quale conviene cambiare piano
- Tenere a portata di mano i contatti utili: servizio taxi, hotel, referente dell'appuntamento
- Prevedere un'alternativa per la tratta più delicata del viaggio

Dove e quando il taxi non può risolvere tutto
Un taxi non ferma la pioggia, non fa partire un volo in orario e non accorcia una riunione che finisce tardi. Sarebbe poco onesto presentarlo come la risposta a ogni imprevisto. Può però ridurre alcune variabili: non dipendere da una coincidenza, partire dal punto in cui ci si trova davvero (un hotel, un ufficio, casa), avere spazio per i bagagli in più, poter adattare il ritiro quando il programma cambia.
Per chi guida ogni giorno, la parte meno visibile del lavoro è proprio questa: accorgersi in anticipo di ciò che sta per cambiare, come il traffico che si addensa, il volo del cliente che sta tardando o la pioggia che aumenta, e regolarsi di conseguenza, senza farne un problema del passeggero. Per i trasferimenti aeroportuali prenotati, per esempio, indicare il numero del volo aiuta a tenere conto di eventuali ritardi nell'organizzazione del ritiro.
Chi viaggia spesso da e per Malpensa trova più dettagli nel nostro approfondimento su come scegliere il transfer giusto; le condizioni del servizio sono consultabili nella pagina Tariffe e Prezzi. E se il tema della mobilità di domani vi incuriosisce, ne abbiamo parlato anche in Taxi, AI e fiducia: la mobilità del futuro in Ticino.
Il viaggio perfetto non esiste, e va bene così
Forse il punto non è eliminare l'imprevisto, ma cambiare ciò che ci aspettiamo da un viaggio: non la perfezione, ma la possibilità di arrivare comunque, con ciò che serve e con la calma sufficiente per cominciare bene ciò che ci aspetta. Un viaggio ben fatto, spesso, è un viaggio in cui l'imprevisto è passato quasi inosservato.
E voi, quanto margine lasciate al viaggio che non avevate previsto?
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Domande frequenti
Che differenza c'è tra un imprevisto e un problema in viaggio?
Quanto margine di tempo conviene prevedere per un viaggio verso l'aeroporto?
Cosa fare se devo cambiare programma all'ultimo momento?
Conviene prenotare un taxi in anticipo o chiamarlo al momento?
La pioggia può cambiare i tempi di un trasferimento in taxi?
Un programma che è cambiato?
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