Ticino: verso il futuro della mobilità
Ci sono momenti nei quali il futuro della tecnologia smette di essere qualcosa che leggiamo sui giornali e diventa, improvvisamente, un'esperienza personale. Uno scenario futuro - ma non troppo - potrebbe essere proprio questo: aprire la portiera di un taxi, salire a bordo e scoprire che davanti a noi non c'è nessuno.
Nessun conducente al volante. Nessuno specchietto nel quale incrociare uno sguardo. Nessuna voce che chiede la destinazione. L'auto chiude le portiere, riconosce il percorso e parte.
Per alcuni sarà una straordinaria dimostrazione del progresso tecnologico. Per altri, almeno all'inizio, sarà una sensazione stranamente inquietante.
Ed è proprio questa differenza di reazione a rendere interessante il futuro della mobilità in Ticino.
Il futuro della mobilità non arriva tutto insieme
Quando parliamo di futuro dell'automobile, tendiamo a immaginare un momento preciso nel quale qualcosa cambierà improvvisamente. In realtà la trasformazione della mobilità avviene quasi sempre per piccoli passaggi.
Prima compare una tecnologia nuova. Poi diventa un'opzione. Successivamente entra nella vita quotidiana e, dopo qualche anno, ci accorgiamo che ciò che sembrava futuristico è diventato normale.
È già successo con il navigatore satellitare, con i sistemi di parcheggio assistito, con le telecamere posteriori e con molti degli strumenti elettronici che oggi consideriamo parte integrante di un'automobile. La guida autonoma rappresenta un passaggio più profondo: non si tratta più soltanto di assistere il conducente, ma di affidare progressivamente al veicolo una parte delle decisioni necessarie alla guida.
In alcune parti del mondo questo scenario è già diventato realtà in servizi di trasporto autonomo. In Svizzera e in Ticino, invece, il tema appartiene ancora soprattutto al futuro: una prospettiva da osservare, comprendere e valutare con attenzione.
Il futuro della mobilità non dipenderà soltanto da quanto saranno intelligenti le automobili. Dipenderà anche da quanto saremo disposti a fidarci di loro.

Salire in un taxi e non trovare nessuno al volante
Proviamo però a dimenticare per un momento sensori, algoritmi e intelligenza artificiale.
Partiamo dalla persona.
Immaginiamo una giornata normale a Lugano. Abbiamo prenotato un taxi. L'automobile arriva davanti a noi, si ferma esattamente nel punto stabilito e apre la portiera. Saliamo. Poi guardiamo verso il posto del conducente.
È vuoto.
Nessuno da salutare. Nessuno a cui indicare la strada. Nessuno da osservare attraverso lo specchietto retrovisore. Nessuno a cui chiedere, magari con una frase semplice, «possiamo fare questa strada?» È un gesto abituale, che improvvisamente cambia significato..
La tecnologia smette di essere invisibile e diventa qualcosa alla quale stiamo affidando non solo un bagaglio, ma anche parte della nostra vita...
La domanda non sarà soltanto: «Ma quest'auto saprà guidare?». Sarà anche: «Mi sentiro' tranquillo mentre lei guida?».
È una differenza fondamentale. Perché sicurezza e fiducia non sono esattamente la stessa cosa. La sicurezza riguarda il funzionamento del sistema. La fiducia riguarda il rapporto che una persona costruisce con quel sistema.
Perché la presenza di un conducente ci rassicura
Quando saliamo oggi su un taxi, il conducente rappresenta molto più della persona che porta il veicolo da un punto all'altro. È una presenza umana. Possiamo rivolgergli una domanda. Possiamo chiedere di cambiare percorso. Possiamo dire che abbiamo fretta oppure che preferiamo viaggiare con calma.
Ma c'è qualcosa di ancora più importante: possiamo interpretarlo.
Vediamo come reagisce al traffico. Notiamo una frenata anticipata. Percepiamo se sta prestando attenzione. Possiamo intuire la sua esperienza dal modo in cui affronta una curva, un incrocio o una situazione imprevista. Sono segnali piccoli, spesso inconsapevoli, attraverso i quali il passeggero comprende che qualcuno sta osservando la strada e assumendosi la responsabilità del viaggio.
Con un veicolo completamente autonomo questo elemento scompare.
Non significa necessariamente che la tecnologia sia meno sicura. Significa che viene meno un linguaggio umano al quale siamo abituati da generazioni. E proprio questa assenza potrebbe essere una delle prime cose che dovremo comprendere.

La paura di affidarsi completamente alla tecnologia
Dire che le persone hanno paura della guida autonoma perché «non conoscono la tecnologia» sarebbe una spiegazione troppo semplice.
La questione è più profonda. Quando guidiamo abbiamo la sensazione di essere noi a decidere. Quando siamo passeggeri di un taxi tradizionale, sappiamo comunque che davanti a noi c'è una persona che osserva la strada e prende decisioni.
Con un taxi autonomo, invece, la responsabilità viene delegata a un sistema che non possiamo osservare nello stesso modo. Non possiamo vedere il suo «sguardo». Non possiamo capire dal volto se ha percepito qualcosa. Non possiamo interpretare un'espressione o un gesto.
Dobbiamo fidarci di processi e del flusso di informazioni che arrivano all'interno dei sistemi di "navigazione" dell'auto.
Ed è qui che entra in gioco un aspetto psicologico molto umano: la paura di non poter intervenire, di non avere il controllo di cio' che potrebbe accadere durante il viaggio....
Il modo in cui reagiamo agli errori di una macchina è diverso, in modo quasi irrazionale, da come reagiamo agli errori di una persona. Gli studi sul tema — la ricerca accademica lo chiama "avversione all'algoritmo" — mostrano che le persone tendono a perdere fiducia in un sistema automatico molto più rapidamente dopo un solo errore, anche quando quello stesso sistema, nel complesso, si comporta meglio di un essere umano nella stessa mansione. Un conducente umano che sbaglia una manovra viene perdonato con più facilità di un software che commette lo stesso errore, anche a parità di conseguenze. Possiamo convivere tranquillamente con sistemi tecnologici che non comprendiamo nei dettagli.
Ciò che può inquietarci è l'idea che, nel momento decisivo, non ci sia più nessuno al quale rivolgerci.
La fiducia tecnologica cresce quando una persona percepisce di comprendere il sistema, di poter prevedere almeno in parte il suo comportamento e di avere una possibilità concreta di ricevere assistenza quando qualcosa non va come previsto.
È per questo che la paura non dovrebbe essere liquidata come una reazione irrazionale.
La paura segnala spesso che una persona sta cercando di capire quanto controllo conserva in una situazione nuova.
Ascoltarla significa quindi comprendere meglio il rapporto tra uomo e tecnologia.

La fiducia non si impone: si costruisce
È importante, però, evitare un equivoco.
Non dovrebbe essere l'essere umano a dover semplicemente «imparare a fidarsi» della tecnologia, come se il progresso avesse già stabilito quale dovrà essere il comportamento delle persone.
La fiducia funziona diversamente.
Una tecnologia deve dimostrare di essere affidabile. Un servizio deve essere trasparente. Le regole devono essere comprensibili. Le persone devono poter conoscere i limiti del sistema.
E soprattutto deve rimanere una possibilità fondamentale: scegliere.
- Scegliere se affidarsi alla guida autonoma.
- Scegliere se preferire ancora un conducente umano.
- Scegliere una modalità di viaggio piuttosto che un'altra.
- Scegliere quanto affidarsi alla tecnologia in base alla situazione e alla propria sensibilità.
La fiducia non è qualcosa che il passeggero deve alla tecnologia. È qualcosa che la tecnologia, nel tempo, dovrà meritarsi.
È una distinzione importante perché mantiene l'essere umano al centro della relazione.
La tecnologia può ampliare le nostre possibilità. Non dovrebbe decidere quale rapporto dobbiamo avere con essa.
L'esperienza del conducente: vedere ciò che ancora non è accaduto
C'è una caratteristica della guida esperta che merita una riflessione particolare.
Un conducente con molti anni di esperienza non osserva soltanto ciò che sta accadendo davanti all'auto. Sa leggere la strada, prevede e interpreta gli altri conducenti. E, spesso, impara persino a intuire ciò che ancora non è accaduto.
Immaginiamo una strada urbana. A quaranta metri davanti a noi compare improvvisamente un pallone che rotola sulla carreggiata.
Un automobilista potrebbe vedere semplicemente un pallone. Un conducente esperto potrebbe vedere una possibilità. «Tra poco potrebbe arrivare un bambino che rincorre il pallone.»
Non perché sappia che succederà davvero. Ma perché ha imparato, attraverso migliaia di situazioni, che quella sequenza è plausibile e potrebbe davvero verificarsi. Osserva quindi anche le automobili che lo precedono.
Se una di esse rallenta bruscamente, può interpretare quel comportamento come un ulteriore segnale.
Aumenta la distanza, riduce la velocità, lascia un maggior spazio tra se e l'auto che precede...
In questo modo, se il bambino dovesse davvero attraversare improvvisamente la strada, esiste già un margine di sicurezza.
L'esperienza umana alla guida non consiste soltanto nel reagire a ciò che vediamo. Spesso consiste nel prepararsi a ciò che potrebbe accadere.

Può l'intelligenza artificiale prevedere ciò che l'uomo esperto intuisce?
È una domanda affascinante, ma non ammette una risposta semplicistica.
I sistemi di guida autonoma più evoluti possono utilizzare telecamere, radar, lidar, mappe, sistemi di percezione e modelli predittivi per riconoscere oggetti e stimare possibili sviluppi della situazione stradale.
Quindi sì: una macchina può vedere un pallone a quaranta metri.
Ma il punto non è soltanto vedere. È interpretare il contesto.
Pallone, marciapiede, presenza di bambini, posizione degli altri veicoli, loro velocità, comportamento dei conducenti, geometria della strada, visibilità, condizioni ambientali.
Un essere umano esperto mette insieme questi elementi quasi istintivamente. Un sistema di intelligenza artificiale deve invece trasformarli in una rappresentazione della situazione e stimare quali sviluppi siano più probabili.
Questo non significa che l'uomo sia necessariamente superiore alla macchina, né che una macchina non possa imparare a riconoscere situazioni simili.
Significa che stiamo confrontando forme diverse di esperienza e di intelligenza. L'essere umano porta con sé una conoscenza costruita attraverso anni di vita reale, spesso difficile persino da spiegare a parole.
È quella che potremmo chiamare conoscenza tacita: sapere che una certa situazione «non convince», ancora prima di riuscire a spiegare esattamente perché.
La vera frontiera della guida autonoma non sarà soltanto vedere più lontano. Sarà comprendere sempre meglio il contesto nel quale ciò che viene visto sta accadendo.
La possibile guida ibrida: quando uomo e macchina collaborano
Tra il taxi tradizionale e un veicolo completamente autonomo potrebbe esistere una fase intermedia particolarmente interessante: una guida ibrida uomo-macchina.
Il conducente è a bordo. In condizioni normali, è il sistema autonomo a gestire la guida. Il veicolo controlla la traiettoria, interpreta l'ambiente e gestisce le situazioni previste dal proprio livello di automazione.
Il conducente, però, rimane presente.
E la sua funzione potrebbe non essere soltanto quella di intervenire quando la tecnologia incontra un problema. Potrebbe osservare anche il passeggero. Un conducente esperto sa infatti riconoscere quando una persona è agitata, quando un bambino è irrequieto o quando un passeggero non si sente completamente a proprio agio.
In una possibile evoluzione del servizio, il conducente potrebbe quindi decidere di bypassare temporaneamente i sistemi autonomi e assumere il controllo completo del veicolo, quando ritiene che la situazione lo richieda.
Non necessariamente perché la macchina abbia commesso un errore. Potrebbe farlo semplicemente perché l'esperienza umana suggerisce che, in quella particolare circostanza, la presenza attiva del conducente può offrire maggiore sicurezza percepita e maggiore tranquillità al passeggero.
La macchina potrebbe avere la capacità di guidare. L'essere umano potrebbe conservare la capacità di decidere quando è opportuno lasciarla guidare.
È una prospettiva interessante perché non mette uomo e macchina uno contro l'altra.
Il conducente non legge soltanto la strada: legge le persone
Questo aspetto porta a una considerazione più ampia.
Un servizio taxi non trasporta semplicemente persone da un punto A a un punto B. Trasporta persone in momenti diversi della loro vita e della loro giornata.
C'è chi usa il Taxi dopo una giornata di lavoro. Chi deve raggiungere una stazione. Chi arriva dall'aeroporto con le valigie. Chi ha fretta. Chi è stanco. Chi non conosce il territorio. Chi semplicemente preferisce avere accanto una persona.
Il conducente esperto impara, con il tempo, a riconoscere queste differenze.
Una parola può tranquillizzare. Una spiegazione può ridurre l'ansia. Un modo diverso di affrontare un percorso può rendere il viaggio più confortevole. Questa componente non è facilmente riducibile a una funzione tecnica. È parte dell'esperienza del servizio

La mobilità sostenibile: il cambiamento che è già cominciato
Mentre immaginiamo taxi senza conducente e automobili capaci di prendere decisioni autonome, c'è una trasformazione molto più concreta che è già in corso: quella verso una mobilità più efficiente e sostenibile.
Le auto ibride rappresentano una delle soluzioni che consentono di ridurre consumi ed emissioni rispetto a molte motorizzazioni tradizionali, soprattutto negli impieghi urbani caratterizzati da frequenti accelerazioni, rallentamenti e soste.
Per il settore taxi questo tema è particolarmente significativo. Un taxi percorre molti chilometri, trascorre molte ore sulla strada e lavora frequentemente in contesti urbani.
La scelta di veicoli più efficienti può quindi avere un significato concreto nel percorso verso una mobilità più sostenibile in Ticino.
E c'è un particolare interessante: il passeggero non deve compiere alcun salto psicologico. Sale sul taxi. Trova il conducente. Si accomoda, e il viaggio resta quello che conosce.
Cio' che è cambiato, è solo la tecnologia nel vano motore...
A volte il cambiamento tecnologico più efficace è quello che il passeggero quasi non percepisce.
L'automobile non è mai stata soltanto un mezzo di trasporto
Per capire quanto potrebbe essere profonda la trasformazione della mobilità, bisogna però fare un passo indietro.
L'automobile non è mai stata soltanto una macchina destinata a percorrere una distanza.
Per decenni ha rappresentato libertà, indipendenza e possibilità di movimento. Ma è stata anche un potente status symbol. Il modello scelto, la marca, le dimensioni, gli accessori e perfino il modo in cui l'automobile viene curata possono raccontare qualcosa del suo proprietario. Il famoso «macchinone» è ancora oggi associato, nell'immaginario collettivo, alla ricchezza, al successo e alla posizione sociale.
E il rapporto emotivo con la propria automobile può iniziare molto prima di accendere il motore.
Pensiamo a qualcuno che ha appena acquistato l'auto che desiderava da anni. Il viaggio da Lugano a Verona è ancora lontano; mancano ancora 4 giorni alla partenza... L'automobile è parcheggiata sotto casa.
Eppure quel viaggio è già iniziato nella sua mente.
Si preparano le valigie. Si controlla il percorso. Si immagina la strada. Si pensa a come si comporterà la nuova automobile in autostrada. E magari, la mattina della partenza, sotto la doccia, si sta già assaporando il piacere della guida.
L'automobile può iniziare a farci viaggiare molto prima che il motore venga acceso.
Questa è una componente emotiva della mobilità che non dovrebbe essere sottovalutata. Per qualcuno l'automobile sarà sempre un oggetto da possedere, amare e guidare. Per altri invece diventerà sempre più semplicemente un servizio attraverso il quale spostarsi.
Dal possesso dell'automobile all'auto come servizio
La guida autonoma potrebbe introdurre una trasformazione ancora più radicale.
Se non abbiamo più bisogno di guidare, dobbiamo necessariamente possedere un'automobile? La risposta non è scontata.
Un veicolo autonomo potrebbe essere utilizzato da molte persone durante la giornata, arrivando quando serve, accompagnando il passeggero a destinazione e spostandosi poi verso un altro utente. In questo scenario l'automobile potrebbe trasformarsi progressivamente da oggetto di proprietà a servizio di mobilità.
Ma questo non significa che il desiderio di possedere un'automobile scomparirà. Probabilmente continueranno a esistere persone per le quali guidare rappresenterà un piacere, una passione, un'abitudine o una parte della propria identità, e altre persone che preferiranno semplicemente essere trasportate.
Anche in questo caso, il futuro potrebbe non essere una sostituzione, ma una moltiplicazione delle possibilità.
E se il taxi diventasse un salotto viaggiante?
Quando immaginiamo un taxi autonomo, tendiamo a immaginare la macchina che conosciamo oggi, semplicemente senza conducente.
Ma se nessuno deve più guidare, perché dovremmo conservare la stessa disposizione degli spazi? Perché dovrebbe esistere ancora un posto di guida? Perché dovremmo avere un volante davanti a una persona? Perché dovremmo avere un cruscotto progettato per chi deve controllare la strada?
Un'automobile progettata fin dall'inizio per la guida autonoma potrebbe essere completamente diversa.
I sedili potrebbero diventare più simili a comodi divani. I passeggeri potrebbero guardarsi. Potrebbero lavorare, leggere, parlare, guardare un film oppure semplicemente osservare il paesaggio. Le superfici dedicate oggi al conducente potrebbero scomparire.
L'automobile potrebbe diventare una sorta di salotto viaggiante.
A quel punto non avremmo semplicemente eliminato il conducente. Avremmo ripensato l'automobile attorno al passeggero.
La vera trasformazione della guida autonoma potrebbe quindi non essere soltanto l'assenza del conducente, ma la possibilità di riprogettare completamente lo spazio interno dell'automobile.

Che cosa cercheremo quando al posto del conducente non ci sarà nessuno?
Torniamo allora a quel primo momento.
La portiera si apre. Saliamo. E a bordo non c'è più il conducente. Forse non ci sarà ne il volante, ne il cruscotto. Potrebbe esserci invece un ambiente completamente progettato per chi viaggia: sedute comode, spazio, silenzio omusica di sottofondo, grandi superfici vetrate fotocromatiche e tecnologia discreta, con luci ambrate nelle ore serali e notturne. Una sorta di piccolo salotto capace di muoversi autonomamente attraverso la città e verso la destinazione scelta.
Ma proprio in quel momento potremmo cercare qualcosa che non è fatto di metallo, vetro o elettronica. Potremmo avere la sensazione di non voler essere soli.
Non necessariamente una persona fisicamente seduta alla guida. Piuttosto la certezza che, se qualcosa accade, esista ancora qualcuno capace di ascoltarci, comprendere la situazione e intervenire.
È qui che il futuro della mobilità potrebbe incontrare uno dei suoi problemi più interessanti: la tecnologia dovrà diventare non soltanto sicura, ma anche rassicurante, comprensibile e umanamente accessibile.
Cosa potrebbe significare tutto questo per tutti i Taxisti di Lugano e del Ticino?
Oggi non avrebbe senso trasformare una prospettiva tecnologica in una promessa di servizio.
Ma osservare ciò che sta accadendo è già una forma di responsabilità verso chi utilizza quotidianamente il taxi. Le automobili cambieranno. Cambieranno i sistemi di assistenza alla guida. Cambieranno le motorizzazioni. Cambieranno probabilmente anche le modalità attraverso le quali le persone prenoteranno e utilizzeranno un servizio di trasporto.
In questo scenario, anche una realtà come Taxi Lugano potrebbe un giorno confrontarsi con nuove possibilità: veicoli ibridi ed elettrificati, sistemi avanzati di assistenza, modalità di guida autonoma e, perché no, forme di collaborazione tra conducente umano e sistemi intelligenti.
Ma l'obiettivo non sarà inseguire la tecnologia per il semplice gusto di farlo. Sarà capire quale tecnologia può migliorare realmente l'esperienza del passeggero.
Efficienza
Automobili e sistemi capaci di utilizzare meglio energia, tempo e risorse.
Sostenibilità
Motorizzazioni ibride ed elettrificate per accompagnare la transizione verso una mobilità più verde.
Sicurezza
Tecnologie capaci di assistere il conducente e, in prospettiva, di assumere responsabilità crescenti.
Esperienza umana
La capacità di comprendere che il passeggero non è soltanto qualcuno da trasportare.

Il futuro non sarà necessariamente una gara tra uomo e macchina
Quando parliamo di intelligenza artificiale e guida autonoma è facile trasformare tutto in una gara.
Chi guiderà meglio? L'uomo o la macchina? Chi sarà più sicuro? Chi commetterà meno errori?
Sono domande interessanti, ma forse non sono le più importanti.
La domanda più interessante potrebbe essere quale combinazione di tecnologia, esperienza e presenza umana riuscirà a offrire la migliore esperienza di mobilità per una determinata persona, in una determinata situazione.
Ci saranno persone che saliranno su un taxi autonomo con entusiasmo. Altre avranno bisogno di tempo. Altre ancora continueranno a preferire un conducente umano. E nessuna di queste reazioni dovrà essere considerata sbagliata.
Il progresso tecnologico non dovrebbe cancellare la libertà di scegliere il proprio rapporto con la tecnologia.
La tecnologia dovrà conquistare anche il nostro lato emotivo
Forse il futuro della mobilità ci costringerà quindi a rivedere anche il significato della parola «sicurezza». Non basterà che un sistema sia progettato per essere sicuro. Dovrà essere sufficientemente comprensibile da generare fiducia. Dovrà comunicare ciò che sta facendo nei momenti importanti. Dovrà rendere chiari i propri limiti. Dovrà prevedere modalità di assistenza.
E dovrà lasciare spazio alle diverse sensibilità delle persone.
Perché qualcuno salirà sul taxi autonomo con entusiasmo. Qualcun altro lo farà con prudenza. Qualcun altro preferirà aspettare.
E qualcun altro ancora potrebbe continuare a dire:
«Preferisco che a guidare sia una persona.»
Non ci sarebbe nulla di sbagliato.
La vera libertà tecnologica consiste anche nella possibilità di scegliere quanto affidarsi alla tecnologia.
Il Ticino davanti a una nuova idea di mobilità
Il Ticino è un territorio nel quale la mobilità ha caratteristiche particolari.
Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio e i numerosi comuni della regione sono collegati quotidianamente da persone che si muovono per lavoro, turismo, studio, salute, affari e semplicemente per vivere. Ci sono aeroporti, stazioni, alberghi, abitazioni, montagne, città e collegamenti internazionali.
In questo contesto il taxi continuerà ad avere una funzione importante anche mentre cambieranno le automobili.
Perché il bisogno fondamentale resterà lo stesso: una persona deve andare da qualche parte e vuole arrivarci in modo sicuro, affidabile e sereno.
Il modo in cui realizzeremo questo viaggio potrà cambiare moltissimo. Il bisogno umano, probabilmente, molto meno.
Il futuro della mobilità è ancora una strada aperta
Quando arriverà il momento nel quale un taxi autonomo si fermerà davanti a noi, aprirà la portiera e ci inviterà a salire, forse ci sarà ancora quel piccolo istante di esitazione.
Guarderemo dentro. Cercheremo il posto del conducente. E magari scopriremo che non esiste più.
Al suo posto potremmo trovare un ambiente completamente diverso: divani, spazio, silenzio, tecnologia discreta e grandi finestre attraverso le quali osservare il paesaggio. Potremmo essere entrati in quello che oggi chiamiamo taxi e ritrovarci, in realtà, dentro un piccolo salotto capace di muoversi autonomamente.
Potrebbe sembrarci incredibile. Potrebbe sembrarci naturale. Potrebbe persino spaventarci.
Tutte e tre le reazioni sarebbero comprensibili.
Il futuro della mobilità non è una strada già tracciata. È una strada che tecnologia e persone dovranno percorrere insieme.
Non sappiamo ancora quale forma assumeranno i taxi autonomi in Ticino, né quando diventeranno una parte concreta della mobilità quotidiana.
Sappiamo però che il cambiamento è già cominciato: nelle motorizzazioni ibride, nell'elettrificazione, nei sistemi di assistenza alla guida e nella crescente presenza dell'intelligenza artificiale.
Il resto sarà una questione di tecnologia, regole, sicurezza, economia e soprattutto di accettazione sociale.
Una strada verso il futuro, senza dimenticare chi viaggia
È questo il modo in cui ci piace guardare al futuro della mobilità. Non come una sfida tra Roberto Cardello e intelligenza artificiale. Non come una guerra tra uomo e macchina. E nemmeno come una tecnologia alla quale l'essere umano dovrà semplicemente abituarsi.
Piuttosto come una strada ancora aperta, nella quale tecnologia ed esperienza umana potranno incontrarsi in modi che oggi possiamo soltanto immaginare.
Le automobili potranno diventare più efficienti, più silenziose, più sostenibili e più autonome. I taxi potranno utilizzare nuove forme di intelligenza artificiale. Il conducente potrebbe condividere alcune funzioni con la macchina.
E, forse, un giorno, potremmo salire su un veicolo nel quale nessuno sarà seduto al posto di guida.
Ma una cosa probabilmente resterà al centro: la persona che sale a bordo.
Con le sue aspettative. Con la sua curiosità. Con la sua esperienza e con il suo bagaglio di vita. Con le sue paure... Con il suo desiderio di sentirsi libera e, allo stesso tempo, sicura.
E forse questa sarà la vera misura del futuro della mobilità: non quanto una macchina sarà capace di fare da sola, ma quanto sapremo costruire un rapporto equilibrato tra ciò che la tecnologia può fare e ciò che le persone desiderano, comprendono e scelgono di affidarle.
Perché una macchina potrà anche arrivare davanti a casa senza conducente. Potrà conoscere la strada. Potrà interpretare ciò che accade davanti a sé. Potrà forse anticipare situazioni che oggi affidiamo all'esperienza del conducente umano.
Ma prima di salire, almeno per un istante, saremo ancora noi a decidere se aprire quella portiera.
Forse è proprio questa la parte più interessante del futuro: non sapere ancora quale rapporto avremo con la tecnologia, ma poter partecipare alla scelta di quel rapporto.
… Ma fino a quel momento, fatto di scelte umane e paure ancestrali, io, Roberto Cardello rimmarro’ il conducente umano di Taxi Lugano, e continuero’ a tessere raporti umani, amicizie e a confrontarmi, con ogni persona che salirà a bordo… Ho creato e consolidato negli anni, un concetto al quale sono fortemente legato…
La “Cultura del Servizio“
Senza mai stancarmi di chiedere, dopo aver fatto accomodare il passeggero “… Dove posso accompagnarla?…”
Domande frequenti sulla mobilità del futuro in Ticino
Quando arriveranno i taxi a guida autonoma in Ticino?
Non esiste oggi una data certa per l'introduzione di un servizio taxi completamente autonomo in Ticino. L'evoluzione dipenderà dallo sviluppo tecnologico, dalla sicurezza dei sistemi, dalle normative e dall'accettazione da parte del pubblico.
Un taxi autonomo sarà più sicuro di un taxi con conducente?
È una domanda alla quale non si può rispondere in modo assoluto. La sicurezza dipenderà dal livello di automazione, dalle condizioni operative, dalla tecnologia utilizzata e dal modo in cui il sistema verrà integrato nel servizio. Anche l'esperienza del conducente umano rimane un elemento importante nella gestione delle situazioni impreviste.
Che cos'è la guida ibrida uomo-macchina?
È uno scenario nel quale il veicolo può gestire autonomamente la guida in condizioni previste, mentre un conducente umano rimane a bordo e mantiene la possibilità di intervenire e assumere il controllo del veicolo quando necessario.
Perché le persone potrebbero avere paura dei taxi senza conducente?
Una parte della preoccupazione potrebbe derivare non dalla tecnologia in sé, ma dalla sensazione di perdere il controllo e di non avere una persona con cui comunicare in caso di imprevisto. La fiducia richiede quindi non soltanto sicurezza tecnica, ma anche trasparenza, assistenza e gradualità.
Le auto ibride fanno parte del futuro della mobilità in Ticino?
Le motorizzazioni ibride rappresentano già oggi una delle possibilità per ridurre consumi ed emissioni rispetto a molte motorizzazioni tradizionali, soprattutto negli impieghi urbani. Per i taxi, che percorrono molti chilometri ogni giorno, l'efficienza energetica può assumere particolare importanza.
Il conducente umano scomparirà con la guida autonoma?
Non necessariamente. Potrebbero convivere diversi modelli di mobilità: taxi tradizionali, veicoli con sistemi avanzati di assistenza, modalità ibride uomo-macchina e, in futuro, servizi completamente autonomi. La presenza umana potrebbe continuare ad avere un valore importante per molti passeggeri e in molte situazioni.
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